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#PROGETTI DI ARCHITETTURA PUBBLICA
La nave come simbolo di un'emergenza sanitaria
Dalle navi da crociera trasformate in quarantena galleggiante alla nave ospedale di Genova: La pandemia del Coronavirus trasforma un inaspettato archetipo architettonico in un simbolo.
La morfologia della nave continua a tormentare cittadini e architetti. Qualche giorno fa il quotidiano genovese Il Secolo XIX ha annunciato che MSC (Mediterranean Shipping Company) è pronta a trasformare una nave da crociera in un ospedale galleggiante, con il supporto di Rina (l'ente certificatore che sta anche curando la ricostruzione del nuovo ponte autostradale progettato da Renzo Piano).
Nelle ultime settimane abbiamo sentito parlare di molte altre navi da crociera italiane MSC e Costa Crociere nel Mediterraneo e nel Mar dei Caraibi, il cui attracco è stato vietato per paura di un possibile contagio, anche se non c'erano malati a bordo. E la Diamond Princess, appena attraccata in Giappone, si è trasformata in un lazzaretto.
Non è più sorprendente sapere che, nel 2020, una nave può essere trasformata in un ospedale per curare le persone colpite da COVID-19. Tuttavia, è evidente che le navi da crociera non sono concepite come architetture, ma come lussuosi condomini in stile kitsch, occupati da 5 o 6 mila persone alla volta, in cerca di divertimento o dell'amore della loro vita. Fin dalla storia biblica dell'arca di Noè, la nave ha rappresentato un rifugio sicuro dove si possono riunire specie, persone e merci diverse, e la sua funzionalità e gli spazi rarefatti hanno sempre affascinato molti architetti. Non c'è spreco di spazio, ogni centimetro è utilizzato per rendere il viaggio comodo ed essenziale, almeno fino al momento in cui molti italiani hanno iniziato a migrare verso l'America. Oggi non è più così. Le navi sono legate al concetto di grandezza, teorizzato da Koolhass, ma senza la forza del suo approccio teorico e progettuale. Sono nuovi mostri marini che solcano i mari e in certi contesti, come la Laguna di Venezia, la loro dimensione sproporzionata è ancora più evidente.
"Il 29 luglio 1933, il piroscafo Patris II salpò da Marsiglia per il Pireo" scrive Paola Di Biagi. "A bordo c'erano rappresentanti di 15 Paesi [...]". "Una folla di giovani" dice entusiasta Le Corbusier nel suo discorso di apertura, "il fiore della nuova architettura che darà i suoi frutti". Qui la nave diventa uno spazio per il dibattito urbano e architettonico del quarto congresso CIAM sul tema della città funzionale, che ha poi generato la nota Carta di Atene. "Una nave da crociera si era trasformata in sala riunioni per le commissioni, per il lavoro organizzativo" scrive Le Corbusier. "Un rumore: lo sciabordio dell'acqua sullo scafo; un'atmosfera: gioventù, fede, modestia e coscienza professionale" Ecco quindi un'architettura mobile e temporanea che diventa un luogo dove elaborare un manifesto sulla città del futuro. Dieci anni prima, nel 1923, nella sua architettura Vers une architecture, Le Corbusier dedicava un intero capitolo a Eyes which do not see: liners : "Se dimentichiamo per un attimo che un piroscafo è una macchina da trasporto [questa è la differenza tra le navi da crociera] e lo guardiamo con occhio nuovo, ci sentiremo di fronte a una manifestazione importante di temerarietà, di disciplina, di armonia, di una bellezza che è calma, vitale e forte"
Oggi la nave è diventata il simbolo di un'emergenza sanitaria, frutto di politiche inefficaci che sembrano aver accettato questa situazione di emergenza, senza il rispetto delle regole in un contesto in cui l'architettura non esiste, né nella pianificazione urbana e nell'uso del territorio, né come forma spaziale. Ricordiamo ancora una volta il progetto di Le Corbusier Asile flottant (1929) per l'Esercito Mondiale della Salvezza a Parigi, dove una barca fluviale, non dissimile da quella utilizzata dal regista Jean Vigo nel suo capolavoro L'atalante, viene trasformata in un rifugio per donne dopo la prima guerra mondiale, con 160 posti letto, alcuni bagni e una cucina. Anche Renzo Piano si è ispirato molto all'archetipo della nave, con risultati alterni. La prima volta fu con il recupero del vecchio porto di Genova nel 1992 quando progettò l'Acquario, nel 1997 quando progettò Nemo ad Amsterdam e recentemente nella costruzione della nuova motonave sul fiume Polcevera, sempre a Genova. Proprio per dissacrare il duo nave-architettura, Francesco Rosadini ha creato la pagina facebook "Ma se a certi architetti piace fare navi, perché invece fanno caso? (Ma se ad alcuni architetti piace progettare navi, perché invece progettano case?) Un modo ironico per chiedere ai designer di rendere chiare le loro reali intenzioni.
D'altra parte, in questa situazione di crisi d'identità e di salute, è evidente quanto l'architettura sia esclusa dai processi decisionali per i rifugi temporanei, siano essi case o ospedali... Questo avviene in un contesto culturale sottosviluppato, dove anche le istituzioni architettoniche sono impotenti. Eppure la storia dell'architettura ha fornito alcuni esempi formidabili: l'Ecole volant (1940) progettata da Jean Prouvé e Pierre Jeanneret; le strutture progettate da Buckminster Fuller per la Dymaxion Deployment UNIT (DDU) (1940-1941) e la Geodesic Dome per l'esercito americano; le strutture gonfiabili di Hans Walter Müller, Hans Hollein e Haus Rucker-Co, e le architetture temporanee di Shigeru Ban, Anna Rita Emili ed Elemental.