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#PROGETTI DI ARCHITETTURA PUBBLICA

Cavallerizze

Luca Cipelletti racconta il lungo progetto di recupero delle Cavallerizze, da poco inaugurato a Milano: un intervento attento alla relazione tra arte e architettura e portato avanti per sottrazione.

Il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano ha affidato a Luca Cipelletti il restauro e la riconversione delle Cavallerizze. Dopo anni di lavoro sul campo, gli spazi di 2.300 metri quadrati su due livelli, nel cuore della città, sono stati finalmente aperti al pubblico lo scorso 14 marzo. L’architetto e museografo, di base a Milano, racconta gli esordi del progetto nel 2000, il suo modo di operare particolarmente attento alle possibili relazioni che si instaurano tra arte e architettura, e il modo di procedere adottato, semplicemente per sottrazione.

Maria Cristina Didero: Ti definisci architetto e museografo. Parlami del tuo lavoro.

Luca Cipelletti: Nella mia carriera ho affiancato all’architettura molte altre esperienze progettuali nate da interessi, curiosità e incontri. Quando mi avvicino a un nuovo progetto, che si tratti di una mostra, di un’architettura o di una ricerca mi pongo in un atteggiamento pragmatico. La progettazione in qualsiasi ambito implica un esercizio interdisciplinare e di conoscenza: in sintesi, si tratta di un metodo, che è diventato il mio modo di operare. Negli ultimi anni, mi sono interessato particolarmente alle possibili relazioni che si instaurano tra arte e architettura; con il mio studio perseguiamo una ricerca su questo tipo di rapporto progettuale che è in gran parte inesplorato, ancora sperimentale. Le opportunità che nascono dallo scambio sono enormi: penso al progetto che ho seguito con gli artisti Anne e Patrick Poirier per il Giardino di Hypnos o ai diversi lavori che ho realizzato con David Tremlett. L’arte apre sulla realtà scenari sensibili e più sinceri, risorse molteplici che l’architettura è libera di percorrere e che contribuiscono alla qualità culturale della progettazione. L’esperienza diretta con il mondo dell’arte permette anche una più consapevole progettazione degli spazi a lei dedicati, tema su cui ho avuto occasione di lavorare molto negli ultimi anni.

Maria Cristina Didero: Com’è nato il tuo rapporto con il Museo della Scienza e della Tecnologia e quali sono state le ispirazioni per questo progetto?

Luca Cipelletti: È nato nel 2000, da una ricerca sugli standard museali e sul monitoraggio della sicurezza nei musei del territorio lombardo, confluita poi in diverse pubblicazioni. All’interno di questa ricerca, il Museo della Scienza e della Tecnologia è stato individuato come caso-studio per metterne in luce le criticità e le potenzialità e adeguarlo agli standard museali. Ne è nata una collaborazione per cercare le possibili soluzioni; contestualmente, è intervenuto il Ministero per i Beni Culturali e Paesaggistici con cui ho iniziato un dialogo progettuale su tutti i lavori al museo: nel 2006 i laboratori didattici, nel 2011 la Scala dei Chiostri all’interno dell’edificio monumentale, quindi il recupero funzionale delle Cavallerizze che stiamo aprendo oggi e più recentemente un vasto progetto di master plan che renda il museo ancora più accessibile e accogliente. L’ispirazione è nata in sintonia con la visione museale, la consapevolezza del contesto storico ma soprattutto l’idea che l’architettura potesse contribuire ad una migliore visione d’insieme e alla modernizzazione del museo. Tutti i progetti che ho realizzato, e che stiamo studiando insieme, non sono stati mai singoli interventi migliorativi, ma pensati come un vero e proprio sistema.

Maria Cristina Didero: Qual è il principio cardine della tua riqualificazione delle Cavallerizze e dello spazio esterno? E quale sarà la loro destinazione d’uso?

Luca Cipelletti: L’aspetto più affascinante di questo progetto è che non è stato aggiunto nulla all’architettura delle Cavallerizze, ma semplicemente abbiamo operato per sottrazione: l’intero progetto potrebbe essere schematicamente rappresentato da un volume di taglio, impostato sull’asse storico dell’edificio monastico con cui entra in una relazione sia funzionale sia visiva. Sottraendo porzioni della muratura storica, abbiamo ricavato un lungo percorso prospettico, circa 80 m, che ha rivelato altre dimensioni e possibilità. Gli ambienti delle Cavallerizze, originariamente utilizzati in modo indipendente l’uno dall’altro, vengono collegati e messi in relazione, modificando in questo modo la percezione dello spazio e il suo possibile utilizzo. Grazie a questo intervento il museo riapre su via Olona e sulla città, in continuità con le fermate dei trasporti pubblici e con l’obiettivo di migliorare l’organizzazione dei flussi museali che un domani, terminati i lavori di riqualificazione delle aree esterne, utilizzeranno questo nuovo asse urbano come ingresso al museo.

Maria Cristina Didero: I materiali? Hai menzionato l’utilizzo dell’Alucobond.

Luca Cipelletti: L’Alucobond è un materiale di rivestimento comunemente utilizzato nell’architettura contemporanea per le sue proprietà tecniche e prestazionali. In generale, i materiali utilizzati sono stati scelti per la loro durabilità ed economia: un aspetto importante per questo progetto è stato l’essere riusciti a controllare i costi con responsabilità.

Maria Cristina Didero: In qualità di architetto e di museografo, come definiresti questo tipo di intervento?

Luca Cipelletti: Il progetto intende ottimizzare la funzionalità dello spazio attraverso un lavoro per stratificazione, valorizzando il preesistente e integrandolo con un intervento di architettura contemporanea. Anche la scelta dei colori di progetto differenzia, e fa coesistere, la parte storica dell’architettura (il colore dei mattoni), con l’intervento attuale (in scala di grigi). Dal punto di vista museografico, l’aspetto più originale è stato l’individuazione di un’arteria di percorso che non solo definisse una distribuzione museale ordinata, ma favorisse anche una scoperta progressiva delle aree espositive. Nel grande spazio centrale, i cui serramenti di facciata sono stati rivestiti con pannelli di bambù – interrotti da sottili tagli vetrati allineati agli arcarecci della struttura in copertura e ai giunti di pavimento – si crea un interessante gioco di luce naturale, un orologio solare che tuttavia non interferisce con un possibile utilizzo espositivo dello spazio. Una particolare attenzione è stata posta nel progetto delle luci, studiato insieme con l’architetto Alberto Pasetti e adattato alle esigenze specifiche per valorizzare la particolarità costruttiva degli spazi e l’asse prospettico di collegamento delle sale espositive. I corpi illuminanti, un sistema tubolare di apparecchi luminosi a LED con sezione quadrata, sono stati collocati a sospensione e instaurano una relazione geometrica con le coperture, i portali, le facciate e le fughe a pavimento.

Info

  • Via San Vittore, 21, 20123 Milano, Italy
  • Luca Cipelletti